Giovani testardi, l'Italia non molla mai

Giovani testardi, l'Italia non molla mai
Inside Over
12 Giugno Giu 2019 5 giorni fa

Nella ripresa Insigne e Verratti rispondono a Dzeko. Quarta vittoria: Euro 2020 ipotecato

La notte di Torino regala un'Italia più sbiadita e meno brillante, ma comunque vincente. È la coppia dei piccoletti Insigne (seconda perla di fila) e Verratti, i figliocci di Zeman e due tra i giocatori di maggiore qualità del gruppo, a sancire la rimonta di una Nazionale che ha carattere da vendere. Era un avversario solido e tecnicamente valido la Bosnia presentatasi allo Stadium di Torino, dove l'Italia fece 1-1 con l'Olanda in rinascita un anno fa. E in una notte di sofferenza nella quale gli azzurri mostrano un volto ben diverso da quello ammirato nelle partite di qualificazione europea, lo spirito di gruppo e le giocate dei singoli risultano decisive. Quattro le vittorie dell'Italia in altrettante partite e ora la possibilità che fra un anno esatto (il 12 giugno 2020) la nostra Nazionale possa battere il calcio d'inizio di Euro 2020 all'Olimpico di Roma è sempre più concreta. Le nostre avversarie più vicine adesso non sono più Bosnia e Grecia ma Finlandia e Armenia. Non fallire a settembre la doppia trasferta in questi paesi darà il via libera per il pass al torneo continentale.

Un'Italia irriconoscibile nel primo tempo, sotto ritmo e in balia dell'avversario. Dunque, la brutta copia della Nazionale che aveva approcciato le qualificazioni europee con personalità e dominando in lungo e in largo le prime tre sfide. Prosinecki, bastonato in Finlandia, adotta le contromisure per bloccare il motore azzurro. Così Besic controlla Verratti, Seric tiene d'occhio (anche con le cattive come dimostra il giallo ricevuto) Barella mentre Jorginho non riesce a mostrare il consueto palleggio. Davanti il tridente gira a vuoto, con Quagliarella preferito a Belotti come centravanti rispetto alla Grecia, con Insigne che rimane a lungo fuori dal gioco. Funzionano invece i meccanismi della Bosnia, trascinata sugli spalti da 6000 tifosi che fanno più rumore dei 23000 sostenitori azzurri, con Pjanic in regia e un Dzeko ispirato che da buon pivot e capitano trascina i compagni e viene assistito positivamente da Visca e Gojak. Il gol dell'ormai ex romanista già promesso all'Inter (il 56° in 103 gare in Nazionale per il cigno di Sarajevo) nasce da una combinazione perfetta tra Besic e Visca e interrompe dopo 600 minuti e otto mesi l'inviolabilità della porta - l'ultimo a segnare agli azzurri era stato l'ucraino Marinoskiy a Genova il 10 ottobre scorso.

Il possesso palla dell'Italia non manca, ma è sterile e produce un'occasione e mezza. Troppo poco per una squadra che ultimamente ci aveva abituato molto bene. Vedendo le difficoltà, create anche dall'ottimo atteggiamento tattico della Bosnia, Mancini ritorna all'antico e al tridente senza un nove di ruolo. Senza Kean spedito in tribuna e con Immobile finito in coda alle gerarchie dell'attacco, il ct azzurro sposta Bernardeschi al centro e inserisce Chiesa. La manovra della nostra Nazionale acquista un maggiore vigore, ma i. Nostri avversari non mollano tanmto che Sirigu si esalta in un paio di occasioni. Ma l'Italia riprende in mano la gara come sa fare, Emerson spopola a sinistra, Insigne fallisce sotto porta il gol del sorpasso che invece trova sui titoli di coda Verratti, autore di un secondo tempo di grande qualità. L'Italia vola, per una volta senza esaltare.

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