Baciato da un parente con l'Herpes: neonato rischia di morire

Baciato da un parente con l'Herpes: neonato rischia di morire
Inside Over
13 Giugno Giu 2019 14 giorni fa

Il bimbo ha contratto l'Herpes con il bacio di un parente a un battesimo. I medici sono intervenuti prontamente, ma spesso il virus si rivela fatale per i più piccoli

Ha rischiato di morire per un bacio. Noah Tindle ora ha nove mesi ed è un bimbo in salute, ma quando aveva quattro settimane ha rischiato di morire. È stato un semplice bacio, attraverso il quale ha contratto l'Herpes, a ridurlo in fin di vita.

La madre ha notato che l'occhio destro del figlio si era gonfiato e riempito di vesciche all'improvviso. Così, dopo alcune visite mediche, al piccolo è stato diagnosticato l'Herpes simplex virus 1 (HSV-1), l'Herpes labiale noto anche come "bacio della morte". Come spiega il Messaggero, il bimbo ha subito un’operazione chirurgica ed è rimasto ricoverato per due mesi e mezzo.

I fatti

La donna ha raccontato che cinque giorni prima di notare il gonfiore sull’occhio di neonato, la famiglia aveva partecipato a un battesimo. Ed è proprio in quell'occasione che il bimbo avrebbe contratto l'Herpes: amici e parenti lo hanno tenuto a lungo in braccia, baciandolo più volte sul viso. Gesti affettuosi che avrebbero potuto portare alla morte del piccolo.

"Voglio solo rendere la gente consapevole dei rischi che possono provocare baciando un bambino, soprattutto un neonato. So quanto è straziante vedere il proprio figlio stare male e vorrei che non succedesse ad altre famiglie. Nessuno aveva visto le foto di Noah durante quel periodo terribile, ma poi ho capito che pubblicarle avrebbe aiutato a comprendere l’importanza di non baciare un neonato", ha spiegato la donna con un post su Facebook.

"Sono stata abbastanza fortunata da prenderlo in tempo e ho ancora il mio bambino qui con me oggi, ma alcuni potrebbero non essere così fortunati", ha continuato la madre del piccolo. Se infatti l'HSV-1 non è dannoso per gli adulti, per i bambini può essere fatale.

Nel caso del piccolo Noah, i medici sono intervenuti prontamente riuscendo così a salvare il neonato, ma spesso il virus può diffondersi nel cervello e non lasciare scampo.

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