La vedova di Giorgio Faletti: "La sua paura più grande? Essere dimenticato"

La vedova di Giorgio Faletti: La sua paura più grande? Essere dimenticato
Inside Over
13 Giugno Giu 2019 13 giorni fa

Ospite di Caterina Balivo a “Vieni da me”, Roberta Bellesini ha raccontato diversi particolari inediti della vita privata e professionale del marito, scomparso nel 2014

Quando tocco le sue cose ho sempre dentro un dolore”: così Roberta Bellesini, la vedova di Giorgio Faletti, ha descritto il suo stato d’animo nel portare avanti l’eredità professionale e spirituale del marito, scomparso a 63 anni nel luglio del 2014 a causa di un tumore. Bellesini, ospite di Caterina Balivo a Vieni da me, ha voluto raccontare quell’ansia da prestazione che Faletti si è portato dentro fino agli sgoccioli.

Nelle ultime settimane di vita – spiega Roberta – mi disse che aveva il terrore che tutto quello che aveva scritto andasse perso. L’ultimo mese diceva: ‘Vabbè, a un altro sarebbero servite tre vite per avere le mie soddisfazioni’. Ma la sua paura più grande era che si dimenticassero del suo lavoro. Perciò, in maniera quasi ossessiva, porto avanti i suoi progetti, anche se tocco le sue cose e ho sempre dentro un dolore”.

Giorgio Faletti, la vedova Roberta: “Non era mai volgare”

Faletti si sentiva sempre un debuttante. Ci è voluta sua moglie per finire quel che lui aveva cominciato. “Io uccido – rivela Roberta – lo scrisse in circa tre mesi. Una volta avuta la storia in testa ci mise poco a scriverlo. Poi iniziarono ad accusarlo che qualcuno gli aveva scritto il libro, questo lo fece soffrire. Il giorno dell’uscita del libro fu colpito da un ictus. Aveva la presentazione a Milano ma fu costretto in ospedale per due mesi. I medici mi dissero che l’unico farmaco che poteva aiutarlo era ancora in fase sperimentale e io mi presi la responsabilità. Andò bene”.

Da quel maledetto 4 luglio 2014, Bellesini ha trascorso momenti davvero difficili. Il ricordo, allora, va al loro primo incontro. “Ci conoscemmo a casa di amici – racconta la vedova – durante una partita di calcio, la finale degli Europei del 2000. Sapevo chi era, mi piaceva anche quello che faceva in tv. I suoi personaggi avevano un umorismo che non era volgare, raccontavano la vita piemontese”. Da moglie, Roberta lotta ogni giorno per tenerne viva la memoria. “Anni fa – conclude Bellesini – ho prodotto un suo album. Costringermi ad ascoltare la sua voce è ancora devastante”.

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