Magenta, il sindaco della Lega nega spazio per luogo di culto

Magenta, il sindaco della Lega nega spazio per luogo di culto
Inside Over
13 Giugno Giu 2019 3 giorni fa

Chiara Calati, sindaco leghista di Magenta, ha rifiutato la richiesta avanzata dall’associazione islamica Moschea Abu Bakar di avere uno spazio dove poter pregare in quanto al momento non esiste in città

Niente luogo di culto per gli islamici di Magenta. Chiara Calati, sindaco leghista del paese in provincia di Milano, ha rifiutato la richiesta avanzata dall’associazione islamica Moschea Abu Bakar di avere uno spazio dove poter pregare non soltanto durante il Ramadan.

Il sindaco ha più volte spiegato alla comunità musulmana che in città non esiste un luogo adatto per questo tipo di funzione. La Calati ha avuto dalla sua parte anche il segretario Lega Lombarda Paolo Grimoldi, il viceministro all'Economia Massimo Garavaglia e altri parlamentari di zona che diffuso una nota: "Totale sostegno da parte nostra alla giunta comunale di Magenta per non aver concesso, sulla base delle norme vigenti e dei regolamenti comunali, uno spazio per almeno 200 persone per la festa del Ramadan alla locale comunità islamica che ora minaccia di rivolgersi alla magistratura accusando la giunta di discriminazione religiosa. Facciano pure tutti i ricorsi che vogliono ma la sostanza non cambia". Secondo i leghisti "ci sono delle leggi e dei regolamenti comunali e valgono per tutti, anche per chi vuole celebrare una festa religiosa, e questo è facilmente comprensibile anche senza bisogno di scomodare le libertà e i diritti previsti della Carta Costituzionale. Per cui bene ha fatto la giunta di Magenta a dire no, come faranno in casi analoghi gli altri sindaci". Come si legge su Milanotoday secondo Luca Bauccio, avvocato dell'associazione islamica Moschea Abu Bakar, intitolata al primo califfo dell'Islam, la giunta leghista di Magenta starebbe negando un diritto costituzionale e quindi sarebbe in errore in quanto i sindaci non possono "mettere le proprie idee personali davanti alla legge". La Calati, però, ribadisce che il problema non è la professione della fede islamica ma una concreta mancanza di posti adatti ad hoc.

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