Cos'è l'inchiesta "Angeli e Demoni"

Cos'è l'inchiesta Angeli e Demoni
2 Luglio Lug 2019 02 luglio 2019

I servizi sociali falsificavano relazioni per riuscire ad allontanare i bambini dalle proprie famiglie per darli in affido ad amici e conoscenti

L'inchiesta coordinata dalla procura di Reggio Emilia che prende il nome di "Angeli e Demoni" vede al centro della indagini la rete di servizi sociali della Val D'Enza. Secondo quanto scritto nell'ordinanza del tribunale, i responsabili dei servizi avrebbero falsificato le relazioni per riuscire ad allontanare i bambini dalle proprie famiglie per darli in affido ad amici e conoscenti. Tutto dietro un lauto compenso. E non solo. Dietro a questi traffici, si legge sempre nelle carte, ci sarebbe un "fattore ideologico". Dall'inchiesta è emersa una serie di accordi sottobanco e favoritismi che svela un'enorme rete fatta di intrecci e atrocità che, da anni, volto a favorire un business illecito di diverse centinaia di migliaia di euro.

Le indagini

Tutto è iniziato nell'estate del 2018. Quando il pm di Reggio Emilia Valentina Salvi, insospettita dalle troppe le denunce fatte dai servizi sociali contro genitori accusati di essere violenti, ha deciso di far partire le indagini, che hanno coinvolto medici, psicologi, assistenti sociali e politici.

Tra le segnalazioni, molte accuse di abusi sessuali e maltrattamenti che, nella maggior parte dei casi, venivano archiviate perché ritenute infondate e prive di prove. Dall'inchiesta della procura sono emerse finte relazioni, falsi documenti e pressioni psicologiche utilizzate dai servizi sociali per riuscire a plagiare i minori. Dichiarazioni (finte) scritte nero su bianco che servivano a screditare i genitori naturali e strappare loro i figli. Una volta "plasmati" i bambini avrebbero dovuto denunciare i genitori, ma solo dopo aver raccontato violenze mai subite.

Lavaggio del cervello e torture

I bambini, secondo quanto emerge dai documenti, durante le sedute di psicoterapia a cui dovevano sottoporsi, venivano manipolati. Talvolta anche mediante l'uso di impulsi elettrici (illegali in Italia). A confermarlo uno strumento trovato, e poi sequestrato, durante le perquisizioni presso il centro "La Cura", luogo in cui si svolgevano gli incontri tra le piccole vittime e gli psicologi. Lo strumento veniva definito la "macchinetta dei ricordi" e avrebbe aiutato i bambini a tirare fuori tutto ciò che li faceva stare male, come si evince dalle intercettazioni. Quei ricordi "riposti in cantina, ma sempre pronti a tornare fuori".

Nelle 277 pagine dell’inchiesta esaminate da ilGiornale.it, vengono riportate ore e ore di intercettazioni fatte dai carabinieri di Reggio Emilia, che testimoniano i lavaggi del cervello ad opera dei medici nei confronti dei bambini. I minori venivano spinti con "giochi psicologici" a confessare episodi mai avvenuti (nella maggior parte dei casi, abusi sessuali o violenze fisiche). Per rendere ancora più credibili le violenze, venivano addirittura "manomessi" i disegni fatti dai bambini. Gli psicologi, infatti, aggiungevano particolari inquietanti, spesso con una chiara connotazione sessuale. Durante le ore di terapia, gli psicologi utilizzavano anche "giochi di ruolo" per manipolare i bambini dove i terapeuti si travestivano da personaggi delle fiabe per rappresentare i loro genitori intenti a far loro del male.

Il giro di soldi e le mazzette

Questi, secondo l'indagine “Angeli e demoni”, erano solo alcuni dei metodi adottati nei confronti dei bambini con l'obiettivo di allontanarli dai genitori, per poi darli in affido e sottoporli ad un circuito di cure private a pagamento della Onlus piemontese Hansel e Gretel.

Il pagamento del lavoro di psicoterapia avveniva senza rispettare le solite procedure d’appalto: "Gli affidatari venivano incaricati dai Servizi Sociali di accompagnare i bambini alle sedute private e di pagare le relative fatture a proprio nome", si legge. Ma questi soldi venivano poi ricevuti dagli affidatari attraverso rimborsi, sotto una finta causale di pagamento. Così venivano falsificati anche i bilanci dell'Unione dei Comuni coinvolti.

Bambini nelle mani di amici e conoscenti

Secondo quanto emerge dall'ordinanza della procura di Reggio Emilia non sono pochi i casi in cui gli affidatari, a cui venivano dati i bambini, avevano relazioni amicali o, addirittura, sentimentali con i responsabili dei servizi sociali. Spesso coppie arcobaleno. Ed è proprio in quei casi che molte volte i soldi per il mantenimento che venivano dati alle coppie di affidatari superavano la soglia minima consentita. Il tutto giustificato da falsi documenti che sostenevano che il bambino in questione avesse bisogno di maggiori cure in quanto problematico.

Dietro questo meccanismo intriso di illeciti c'era , per prima cosa, l’interesse economico che legava i dipendenti dell’Unione ai responsabili della onlus privata. Da una parte la Onlus diventava affidataria dell’intero servizio di psicoterapia voluto dall’Ente e, dall’altra, alcuni dipendenti dello stesso Ente ottenevano incarichi di docenza retribuiti per master e corsi di formazione tenuti sempre dalla Onlus.

Un sistema talmente consolidato da aver portato all’apertura di un Centro Specialistico Regionale per il trattamento del trauma infantile derivante da abusi sessuali e maltrattamenti. Risultato poi, di fatto, una costola della Onlus.

E, proprio all’interno di questo centro specialistico, veniva garantita ai minori l’assistenza legale. L’avvocato, selezionato dai Servizi Sociali, era sempre lo stesso. Anche lui indagato per "concorso in abuso d’ufficio". Per favorire il legale, inoltre, sarebbero state create false gare d’appalto, gestite sempre dalla dirigente del Servizio.

Gli indagati

Sono agli arresti domiciliari il sindaco del Partito democratico di Bibbiano, Andrea Carletti, la responsabile del servizio sociale integrato dell'Unione di Comuni della Val d’Enza, Federica Anghinolfi, una coordinatrice dello stesso servizio, un'assistente sociale e due psicoterapeuti della Onlus coinvolta.

Per altre otto persone sono state eseguite misure cautelari di natura interdittiva ed è stato imposto il divieto temporaneo di esercitare attività professionali. Si tratta di operatori socio-sanitari, dirigenti comunali e anche educatori. Nei confronti di una coppia affidataria accusata di maltrattamenti, sono state applicate misure coercitive di divieto di avvicinamento al minore.

Gli indagati sono in totale 27. Tra loro ci sno anche nomi noti, come l'avvocato Marco Scarpati e il direttore generale dell'Ausl Fausto Nicolini. Per loro non sono state applicate misure cautelari. I due sono al momento accusati di abuso d'ufficio in concorso con il sindaco Andrea Carletti. Tra i reati contestati frode processuale, depistaggio, abuso d’ufficio, maltrattamento su minori, lesioni gravissime, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione e peculato d’uso.

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