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Altro flop, Artemis non decolla. Ma la Luna è nel nostro futuro

Ancora perdite di idrogeno, lancio e missione rinviati. Terre rare e ponte per Marte: ecco perché la Nasa insiste

Altro flop, Artemis non decolla. Ma la Luna è nel nostro futuro

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Siete pronti a seguire il viaggio di Artemis I? Ma perché tornare sulla Luna dopo cinquant'anni? A parte la retorica ufficiale della missione Artemis di «portare la prima donna sulla Luna» la Nasa punta, alla lunga, a stabilire una base lunare (come nella serie Spazio 1999, solo che hanno sbagliato di qualche decennio, o forse anche di un secolo, ce ne vorrà di tempo). La base sarà posizionata al Polo Sud, in un punto preciso scelto dalla Nasa per poter avere sempre energia solare e anche estrarre l'acqua dal ghiaccio presente nei crateri. Da lì inizierà la nuova era dell'esplorazione spaziale, puntando a Marte, sul quale già camminano diversi rover inviati negli ultimi decenni (ce n'è perfino uno cinese), e che è il pallino della SpaceX di Elon Musk.

Nel frattempo, con la missione Artemis I, saranno solo dei manichini a fare il giro della Luna, lancio di prova per Artemis II, stesso viaggio ma con astronauti in carne e ossa, a cui seguirà, nel 2025, Artemis III, quando di nuovo potremo rivivere l'allunaggio e vedere esseri umani (e la prima donna, ok) camminare sul suolo lunare con la nitidezza delle tecnologie di oggi, in diretta (o quasi). Una parte dell'economia si sta spostando nello spazio, per varie ragioni. La più pratica è recuperare terre rare, sempre più rare, e indispensabili per la tecnologia, con la possibilità di estrarle dagli asteroidi. Molti si chiedono perché non ci siamo più tornati fino a oggi, sulla Luna. Semplice: i costi sono altissimi. Basta ricordarsi che la missione Apollo 11 costò tra i 25 e i 28 miliardi di dollari, cioè tra i 150 e i 250 miliardi di euro attuali, e all'epoca era necessario per battere l'Unione Sovietica nella sfida spaziale, oggi per continuare quello che è sempre stato l'istinto della nostra specie: esplorare. Ma, legata al costruire una base sulla Luna, c'è anche un'altra idea: colonizzare Marte. La minore gravità lunare è infatti l'ideale per essere una stazione da cui partire verso il pianeta rosso senza troppo spreco di carburante.

Non aspettatevi che tutto ciò accada dopodomani, ci sono ancora molti problemi da superare (le radiazioni sono il maggiore, lo spazio è cancerogeno). Marte come nostra seconda casa di emergenza, ma con una piccola contraddizione: stiamo parlando di un pianeta senza campo magnetico, dove bisognerebbe vivere sottoterra per proteggersi dalle radiazioni e non morire di tumore dopo un mese, senza aria, e con una temperatura che oscilla tra i meno cento gradi e un massimo di venti. Gli scienziati puntano a ridurre le emissioni di CO2 che causano il surriscaldamento globale, i visionari come Musk pensano a andare su un pianeta che è una schifezza. Anche perché tra un miliardo di anni il Sole ingloberà la Terra, la temperatura su Marte diventerà più mite, ma chi ci arriva a un miliardo di anni? Senza contare che tra cinque miliardi di anni il Sole esploderà, e con esso tutti i pianeti vicino a questa stella a metà della sua vita. Magari gli umani del futuro potranno pensare di andare verso Proxima Centauri, la stella più vicina, che è a soli quattro anni luce di distanza, per arrivarci ci metteremmo ottantamila anni. Insomma, siamo una specie che ne ha appena duecentomila, e i dinosauri ci sono stati per centocinquanta milioni di anni. A proposito: si sono estinti, come sappiamo, a causa di un asteroide, ma oggi, penserete, se dovessimo individuare un asteroide di quelle dimensioni saremmo pronti a deviarlo. Invece no, perché non ci sembra una minaccia reale.

In ogni caso, tornando alle missioni Artemis, siccome si fa un gran parlare della prima donna sulla Luna, immagino che nel 2025 sarà lei a scendere per prima, e le suggerisco di dire: «Un piccolo passo per una donna, un grande passo per la donnità».

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