Cronaca internazionale

Sciopero a Hollywood: star e autori spengono la fabbrica dei sogni

Dopo gli sceneggiatori, si fermano gli attori. Stop a produzioni e première di cinema e tv

Sciopero a Hollywood: star e autori spengono la fabbrica dei sogni

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Su Hollywood si è scatenata la Tempesta Perfetta. Allo sciopero degli 11mila sceneggiatori della Writers Guild of America, iniziato a maggio e senza soluzioni in vista, si è aggiunto quello degli attori. Il tutto, in un contesto finanziario in cui studios e piattaforme streaming, cresciuti più di quanto il mercato potesse assorbire, da mesi si trovano alle prese con tagli di costi e personale e ridimensionamento delle produzioni. Il Sag-Aftra, il sindacato che in America rappresenta 160mila attori ha deciso di paralizzare la Mecca del cinema, dopo che mercoledì si sono interrotte senza un accordo le trattative per il rinnovo del contratto collettivo.

Già il mese scorso, in vista dello scontro, il 98% degli iscritti aveva votato a favore della serrata. Ironia della sorte, l'annuncio della serrata è giunto all'indomani di quello delle candidature agli Emmy, l'Oscar della tv: in testa Succession e The last of us, entrambi show targati Hbo. «Le aziende si sono rifiutate di impegnarsi in modo significativo su alcuni argomenti e su altri ci hanno completamente ostacolato. Fino a quando non negozieranno in buona fede, non possiamo pensare di raggiungere un accordo», ha dichiarato Fran Drescher, la star di The Nanny, presidente del sindacato.

L'ultima volta che sceneggiatori e attori scioperarono insieme fu nel 1960. Leader del sindacato dei performer era all'epoca Ronald Reagan. Al 1980, l'anno in cui Reagan vinse la Casa Bianca, risale invece l'ultimo sciopero dei soli attori. Portavoce del sindacato era Ed Asner, il mitico «Lou Grant» dell'omonima serie tv. Anche allora, a scatenare la protesta fu uno un inflection point, una cambiamento epocale dell'industria: l'avvento delle videocassette e la richiesta degli attori di ricevere una quota delle royalties dalle vendite dei vari Betamax e Vhs (i Dvd sarebbero arrivati decenni dopo). Stavolta, come nel caso degli sceneggiatori, la rivoluzione è lo streaming, che ha modificato le modalità di fruizione di film e serie tv, e dall'intelligenza artificiale, che minaccia in un futuro abbastanza prossimo di sostituire (almeno in parte) l'elemento umano.

Volti dello sciopero sono nomi di peso, come Meryl Streep e Jennifer Lawrence, prime firmatarie di una lettera che ha poi avuto migliaia di adesioni, nella quale hanno chiesto alla leadership del sindacato di adottare una linea dura con la controparte, la Alliance of Motion Picture and Television Producers (Amptp), la stessa degli sceneggiatori. Secondo gli attori, all'enorme aumento delle produzioni giunto con l'avvento dello streaming, laddove un tempo i canali di fruizione erano limitati alle sale, ai grandi network e all'home video, non ha coinciso un analogo aumento dei compensi, rimasti al palo - ed è chiaro che qui si parla della massa, non certo delle superstar. Inoltre, gli attori reclamano la loro fetta di royalties dalle repliche dei loro show, riproducibili all'infinito grazie ai nuovi sistemi. L'Amptp, che rappresenta colossi come Amazon, Apple, Cbs, Disney, Nbc Universal, Netflix, Paramount, Sony e Warner Bros. Discovery, ha per ora fatto muro.

Altro motivo di scontro è quello dell'IA, l'intelligenza artificiale, che potrebbe presto prendere il posto degli attori in carne ed ossa. La sigla che rappresenta gli studios ha sostenuto che l'offerta fatta agli attori è «rivoluzionaria» e ne proteggerà le «fattezze digitali». Gli attori temono però che in un universo tecnologico in rapidissima evoluzione, la formulazione di un nuovo contratto di lunga durata rischi di non rispecchiare quanto potrebbe accadere di qui a pochi anni, o addirittura mesi. Lo sciopero degli sceneggiatori ha già paralizzato le riprese di gran parte dei film e degli show tv. Quello dei performer che potrebbe protrarsi per mesi, porterà alla chiusura dei pochi set rimasti aperti.

Ci aspetta una stagione di repliche per le quali, peraltro, gli attori non riceveranno le percentuali che reclamano.

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