Al centro per l'impiego lavorano donne? I migranti si rifiutano di parlare con loro

Al centro per l'impiego lavorano donne? I migranti si rifiutano di parlare con loro
12 Agosto Ago 2018 12 agosto 2018

Un ufficio di Monfalcone costretto ad affiggere l'art. 3 della Costituzione

«Qui vige la regola universale e inderogabile dell'educazione e del rispetto reciproco». E, a seguire, in calce al foglio, l'articolo 3 della Costituzione italiana: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». È stato necessario affiggere questo cartello in un centro per l'impiego di Monfalcone, provincia di Gorizia, comune simbolo del multiculturalismo con il suo 22 per cento di residenti stranieri, soprattutto bengalesi, dopo alcuni episodi di intolleranza che si sarebbero verificati nei confronti delle operatrici.

La denuncia del fenomeno e la successiva decisione di appendere il cartello è dell'assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen: «Nelle scorse settimane alcuni utenti stranieri si sono rifiutati di interloquire con delle operatrici in quanto donne. Se la disponibilità e la professionalità degli operatori sono requisiti indispensabili, è parimenti doveroso che tutti i cittadini si comportino in modo civile e rispettoso. Se qualche retaggio culturale induce una persona a oltraggiare le donne, o a comportarsi in modo maleducato con gli operatori, ci sono due possibilità: o cambia abitudini, o cambia Paese. Qui la sopraffazione non è ammessa».

Precetto di educazione personale più che civica, tradotto opportunamente in diverse lingue: italiano, sloveno, tedesco e inglese, oltre che in friulano. Ma quello di Monfalcone non sarebbe un caso isolato. «Quando si arriva a dover mettere un cartello vuol dire che la situazione è già grave. Ci sono alcuni uomini stranieri che ritengono di non interloquire con le donne - racconta il sindaco Anna Cisint -. Nel caso di quel centro so che sono stati sgarbati e aggressivi. Ma anche con le impiegate degli uffici del nostro comune sono successe cose simili, se non più gravi, da parte di stranieri musulmani. Per questo oltre ai cartelli stiamo approvando un piano triennale con iniziative per promuovere la parità di genere».

Anche in altre zone degli stranieri si sarebbero rifiutati di parlare con gli addetti ai lavori, proprio in quanto di sesso femminile. A San Daniele del Friuli, nei giorni scorsi, «abbiamo registrato un comportamento molesto e aggressivo di un utente nei confronti di una dipendente. Quanto accaduto è stato segnalato ai Carabinieri. Per questo verranno affissi cartelli identici in tutti i Centri per l'Impiego del territorio regionale», riferisce l'assessore.

Una misura «light» e di buonsenso che però, da sola, potrebbe non bastare secondo la Rosolen che, dalle colonne del Messaggero Veneto, annuncia che sono pronti a scendere in campo anche dei vigilantes per proteggere l'incolumità di chi fa il proprio mestiere dietro a una scrivania: «Non ci limitiamo alle tabelle - ha proseguito l'assessore della giunta Fedriga - ma portiamo avanti un programma di prevenzione e controllo anche grazie alla richiesta di inserire vigilantes in tutti i Centri per l'Impiego del Fvg. Queste figure si sono dimostrate già utili in casi di trasgressioni di regole basilari della vita sociale».

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